Isole nella corrente

di Lucia Biondi

“ Isole nella corrente”è la mostra che il gruppo di artisti formato da Gabriella Gorini, Antonio Barbagallo e Fausto Morviducci, propone per gli spazi del PAN, più che una traccia o indizio di lettura isole nella corrente sembra essere uno stato d'animo che accomuna gli artisti che si muovono come rivoli di un fiume alla sua foce, pronti a perdersi nel mare per poi recuperare una propria identità al cambio della marea. Nella babele della comunicazione istantanea, che lascia poco spazio alla lentezza del pensiero, questi artisti provano, attraverso il loro lavoro, a produrre una leggera deviazione della percezione che sposti di quel tanto che basta la lettura ordinaria e convenzionale del reale, innescando quei meccanismi di pensiero critico che portano l'osservatore a liberare la propria sensibilità. Gli artisti ideatori del progetto, anche se di diversa provenienza culturale e personali cifre stilistiche, sono tuttavia accomunati dalla stessa curiosità per la ricerca, per l'uso di tecniche e materiali diversi, che spesso nelle loro opere si sovrappongono o interagiscono. Il tema a cui essi fanno riferimento è dato dall'osservazione del rapido ed ineluttabile rimescolamento di genti, storie e culture che caratterizza in particolare il nostro tempo e che fa riflettere ancor più sulla grande potenzialità del linguaggio dell'arte Tre artisti che gettano ponti per altre possibili percorrenze e per nuovi transiti, per futuri incroci; ognuno, proponendo la propria calligrafia del fare arte, si dispone alle contaminazioni, accoglie e formula ipotesi di linguaggio, collocandosi nella disposizione a perdersi nella nebulosa dell'arte contemporanea e nel labirinto di quella storia in atto che la circonda. Le opere di Gabriella Gorini, di piccolo formato, ma presentate sotto forma installativa, propongono un viaggio attraverso tempi, forme e simboli di culture in viaggio leggero tra oriente e occidente, la Gorini dispone le sue tessere come in un antico gioco divinatorio e le trasforma in un mosaico dalle molteplici letture. Fausto Morviducci presenta grandi tele, reinventando il tradizionale medium pittorico attraverso elementi di altri linguaggi come scultura, cinema, fumetti, poesia. L'artista si muove come un acrobata su un filo sospeso in alto tra la Proserpina del Bernini e l'ammiccante Betty Boop dei cartoons dei fratelli Fleischer in una commistione di linguaggi che si muove sul sottile confine tra l'ironia e la tragedia. Antonio Barbagallo propone le sue “conversazioni col vento” , grandi stoffe dipinte con pigmenti, colori mordenti e aniline, recuperando antiche tecniche ma, soprattutto, una leggerezza che è necessità di respiro, per questo le sospende come vele come a sottolineare la volontà di catturare il vento e in esso perdersi. Le vie dell'arte sono spesso tortuose e indecifrabili, ma regalano sempre la possibilità di imbattersi in un momento di sorpresa e di stupore che da solo giustifica averle percorse

 

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